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La poesia è più filosofica della storia

November 5, 2008

Aristotele, Poetica, 1451 b 1-7:

“E’ chiaro che compito del poeta non è dire le cose avvenute, ma quali possono avvenire, cioè quelle possibili secondo verosimiglianza o necessità. Lo storico e il poeta non si distinguono nel dire in versi o senza versi; si distinguono invece in questo: l’uno dice le cose avvenute, l’altro quali possono avvenire. Perciò la poesia è più filosofica della storia, perché la poesia dice piuttosto gli universali, la storia i particolari. E’ universale il fatto che a una persona di una certa qualità capiti di dire o di fare cose di una certa qualità, secondo verosimiglianza o necessità, il che persegue la poesia, imponendo poi i nomi. Il particolare invece è che cosa fece o subì Alcibiade”.

Alcune domande che ci pone questo testo:

-quale è la differenza, dal punto di vista storico, metafisico, etc., fra le cose avvenute e quelle che possono avvenire?

-gli universali poetici sono gli universali della metafisica?

-che tipo di “necessità” c’è in un racconto? È una necessità di tipo fisico, o frutto della forza, o una necessità apodittica?

-le azioni devono avere una certa “verosimiglianza”: essere “verosimili” a che?, o a chi?

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